Memoria della Resistenza (prima parte), Una mattina a Boves (CN)
Verso la metà di ottobre dello scorso anno mi trovavo in Piemonte, ospite di una mia carissima amica. Complice il bel tempo, abbiamo preso l’auto e ci siamo avventurati alla scoperta di quei meravigliosi borghi incastonati tra le Langhe e la cornice alpina della provincia cuneese. Abbiamo deciso di fermarci a Boves, un piccolissimo paese posizionato ai piedi della Bisalta, una delle montagne più celebri delle Alpi. C’era il mercato settimanale nella Piazza centrale e ne abbiamo approfittato per curiosare tra le bancarelle. Poi siamo entrati in un bar per prendere un caffè e abbiamo chiesto al gestore di indicarci qualcosa di importante da visitare. Il barista non sapeva cosa consigliarci: del resto lì a Boves è tutto abbastanza “nuovo”. Dopo che i tedeschi hanno incendiato il paese, è stato tutto ricostruito e di storico o artistico rimane ben poco.
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Autore articolo: Aldo Summa
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Qualche anno fa, sono stato in un borgo della provincia di Arezzo. Si chiama Civitella in Val di Chiana. A molti lettori questo nome non evoca nessun ricordo. E devo dire che neanche a me richiamava alla mente qualcosa di particolarmente significativo. Tuttavia ogni piccolo centro in Toscana riserva sempre delle meraviglie nascoste custodite gelosamente, ed è per questo che mi sono avventurato sulla cima di questo paesino arroccato sull’Appennino. C’era tutto quello che un semplice visitatore si aspetta di trovare da queste parti: una rocca o un castello medievale, una piccola piazza e una pieve romanica. Insomma, all’apparenza questo posto sembrava essere simile a tanti altri che si trovano in questa regione, e che sono entrati nel nostro immaginario come oasi ideale di benessere e convivenza.
Giacomo Ulivi di anni 19 – studente di terzo anno alla facoltà di legge dell’Università di Parma – nato a Baccanelli San Pancrazio (Parma) il 29 ottobre 1925 -. Dal febbraio 1944 è incaricato dei collegamenti fra il CLN di Parma e il CLN di Carrara nonché con ufficiali inglesi – collabora all’avvio ed all’organizzazione di retinenti alla leva sull’Appennino tosco-emiliano – catturato una prima volta l’11 marzo 1944, riesce a fuggire rifugiandosi a Modena, mentre la madre viene anch’essa arrestata e sottoposta ad interrogatori e minacce – riprende il lavoro organizzativo – è catturato una seconda volta dai tedeschi nei dintorni di Modena – riesce ancora a fuggire - . catturato una terza volta il 30 ottobre 1944 in via Farini a Modena, ad opera di militi delle Brigate Nere – tradotto nelle carceri dell’Accademia Militare – torturato -. Dapprima amnistiato, poi fucilato per rappresaglia il mattino del 10 novembre 1944, sulla Piazza Grande di Modena, da plotone della GNR, con Alfonso Piazza e Emilio Po -. Medaglia d’argento al Valor Militare.
Il n. 41 di Nuovi Argomenti (gennaio – marzo 2008) - la nota rivista mondadoriana di letteratura italiana fondata nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia - dedica la sua sezione monografica, intitolata “Non ancora trentenni”, ai prosatori e ai poeti nati negli anni ‘80. In particolare, i poeti selezionati sono sette; tra di loro, una gradita sorpresa: il nome della nostra conterranea Carla Saracino è nella lista dei prescelti promettenti autori in versi. Assieme a lei anche Silvia Avallone, Luca Colafrancesco, Marco Gatto, Menotti Lerro, Davide Nota e Matteo Zattoni.
“Sai, “ dice Di Nanni “a volte credo che sarà ancora più difficile dopo. Adesso non facciamo che sparare e sappiamo che per i fascisti tra poco sarà finita. Dopo sarà una lotta diversa, ugualmente impegnativa ma più lunga, certo più difficile”.
Chi ha vissuto nella Resistenza ne ha tratto e ne trae, una volta per sempre, un aroma particolare alla propria vita; come il senso di un paradiso possibile, a portata di mano, solo che si spezzino le dolorose barriere delle classi, dei ceti, delle abitudini figlie della disuguaglianza. Spesso, ripensando al senso gioioso di quei mesi fiorentini, al lindore interno dei gesti e dei pensieri, sono indotto a ritenere che allora noi toccammo con mano una più alta forma di civiltà.











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